17 Gennaio, 08...10:25 am

Commento alla bozza del Manifesto del Partito Democratico

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Una prima nota generale riguarda lo stile, spesso involuto e appesantito da troppi concetti annidati all’interno della stessa frase. Una riscrittura più lineare con frasi più brevi, per un testo lungo quasi quanto la Costituzione italiana, gioverebbe notevolmente alla sua comprensione.
I vari punti, inoltre, andrebbero raggruppati ed enumerati in modo più omogeneo e meno casuale, evitando i non pochi ritorni su concetti già espressi e le ripetizioni.

Un’osservazione marginale di tipo lessicale riguarda l’uso del termine ‘welfare’ nella parte dedicata alla equità sociale.  In primo luogo mi permetto di ricordare in nota (*) cosa significa questa voce secondo il Meriam-Webster. Ciò precisato, vorrei ricordare che il suo uso è stato introdotto dal governo Berlusconi probabilmente per gettare un po’ di fumo con il latinorum di chi l’inglese non lo parla. Mi sembrerebbe più coerente anche con “l’orgoglio di essere una grande nazione” delle prime battute del documento parlare di una più semplice (e facilmente pronunciabile) “politica sociale”.

1. Per entrare nel merito, ho trovato debole e quasi secondario lo slancio europeistico: il PD vuole essere uno dei tanti partiti locali che collabora con quelli di altri paesi per lo sviluppo dell’Europa o un partito europeo con una forte radicazione in Italia?

2. Ottimo il concetto di democrazia della conoscenza o conoscitiva (preferirei questo aggettivo al più obsoleto ‘cognitivo’).

3. Non sarebbe stato male raggruppare sotto una unica dizione di democrazia economica i vari punti attinenti a questa materia, allargandoli opportunamente ad esempio al diritto di accesso alle risorse finanziaria oggi monopolizzate da poche famiglie e spesso a scopo esclusivamente speculativo: uno dei grandi limiti allo sviluppo del paese e la difficoltà per chi fa innovazione di trovare adeguate risorse di rischio.

3. Mancano riferimenti a due delle questioni su cui nelle ultime consultazioni, ad esempio, si è concentrato oltre  l’80% del dibattito elettorale: la fiscalità e  la spesa pubblica.
In effetti, per quanto concerne quest’ultimo fattore,  nella parte dedicata alla equità sociale c’è un accenno indiretto al problema là dove si parla di ‘nuovo patto tra le generazioni’. La spesa pubblica, tuttavia, non è solo quella sociale: un importante fattore di freno è la spesa corrente che può essere corretta con un grosso impegno per una burocrazia snella (anche numericamente) ed efficiente
Per quanto concerne il fisco non sarebbe male esplicitare l’impegno per una fiscalità equa (art. 53 della Costituzione) oltre che competitiva nello scenario della globalizzazione.

4. Molto opportuni sono i riferimenti  alla divisione dei poteri e alla partecipazione (punto 4). Tali enunciazioni andrebbero esplicitate ulteriormente con un impegno per stabile l’incompatibilità tra l’appartenenza contemporanea ad organismi esecutivi, legislativi e di controllo; così come si potrebbe esplicitare più chiaramente un impegno per una riforma costituzionale che attribuisca al Parlamento solo competenze di controllo sull’attività del governo e in materia di leggi di spesa e riservando al Senato la competenza esclusiva sulle materie etiche e comunque non di spesa.

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* “1: the state of doing well especially in respect to good fortune, happiness, well-being, or prosperity <must look out for your own welfare> 2 a: aid in the form of money or necessities for those in need b: an agency or program through which such aid is distributed.”
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