La notizia è che l’Autorità Antitrust ha avviato la dovuta istruttoria sull’acquisizione da parte del Monte dei Paschi di Siena (Mps) del controllo del gruppo Antonveneta. L’operazione, secondo l’Antitrust (che così scopre l’acqua tiepida), «potrebbe determinare la creazione o il rafforzamento di una posizione dominante in grado di eliminare o ridurre in modo sostanziale e durevole la concorrenza, su diversi mercati provinciali e regionali».
Tanta ipocrisia, francamente mi indigna. Non occorre fare grandi indagini per sapere che la fusione tra due banche possa determinare posizioni monopolistiche locali. Come mai, allora, ha dato il via libera alle fusioni tra Banca Intesa e San paolo-IMI, e Unicredit e Capitalia?
Basta imporre la cessione di un certo numero di sportelli-doppioni, che qualunque esperto scalcagnato di organizzazione consiglierebbe di eliminare, per avere la coscienza a posto e dire che la concorrenza è stata rispettata?
Per il resto sembra che il problema della competizione tra banche si riduca al controllo della Generali e Mediobanca (come dire i rapporti di forza muscolare tra i mandarini della finanza) o alle politiche di vendita allo sportello dei prodotti assicurativi.
Il nocciolo fondamentale, ossia l’eccessiva oligopolizzazione del sistema finanziario italiano, passa in secondo piano: liberalizzazione pure i taxi, ma i monopoli forti non solo non vanno toccati, ma addirittura favoriti e coccolati.
Possibile che non riesca ad avviare un processo di fusione tra banche regionali a livello europeo? Il fatto che ciò non avvenga mi fa pensare solo due cose: a) che non le fusioni europee non interessino le banche dello Stivale, dovendo in questo caso svilupparsi in condizioni di concorrenza; oppure b) che le nostre banche in Europa non vengano considerate dei buoni partiti con cui accasarsi.
Forse le due ipotesi sono vere entrambe.